Tokyo 2020. Oro e oro: il caso siamo noi. (Luca Farinotti)

“Non lo so… se abbiamo ognuno il suo destino o se siamo tutti trasportati in giro per caso come da una brezza… ma io credo, può darsi le due cose, forse le due cose capitano nello stesso momento.” (Forrest Gump).

– O tutto, o tutto – dice il telecronista tarantolato. Gimbo Tamberi splitta nel punto perfetto. Il salto da 2,39 pare possibile (il tempo si dilata così meravigliosamente in certi momenti). Basta un lembo di gluteo a far traballare e poi cadere l’asta. E ora? Nel Mahabharata, Krishna avrebbe richiamato i due sfidanti ai doveri all’ultimo sangue del guerriero. Così capitò a Ettore e Achille. Ma qui siamo nell’Olimpo e la legge divina può essere tanto crudele (straziante – sebbene giusto- vedere cacciato un atleta per una partenza falsa ai blocchi) quanto immensamente trascendente il codice dell’eroe. Solo al banchetto degli Dei può accadere ciò che avremmo voluto vedere in ogni altro incontro sportivo in cui i contendenti abbiano avuto pari meriti – Potete spareggiarvi, signori, o vestire entrambi l’alloro. A voi la decisione, – disse Zeus. Uno sguardo, un abbraccio e poi solo lacrime di gioia. – Oro e oro! Oro e oro! – urla il telecronista. Non c’è luogo al mondo, a parte il sacro monte degli Theòi, in cui ciò sia possibile. Il qatariota e l’italico si concedono l’un l’altro il riconoscimento del valore e l’onore della vittoria, rinunciando ai “rigori”, ai dadi, allo sguardo bendato del fato: una condivisione divina che trascende l’obiettivo finale, “valorizzando il valore” di per sé. Oro e oro, il podio più umano che si possa immaginare. Le vibrazioni positive innescano altre vibrazioni positive: frequenze accordabili solo dalla nobiltà degli eroi. A questo punto, l’epica può diventare mito, attestando che tutto è collegato. All’eroe che ha appena dimostrato la modestia nella gloria è concesso l’onore di aprire le braccia all’uomo più veloce del mondo, a dimostrare che non esistono fatti distinti. Il binomio “oro e oro” si trasferisce su un nuovo piano, assumendo ora caratteri dionisiaci, orgiastici, in una doppia impresa pressoché simultanea, oltre che impensabile. Anni di sacrifici condensati in pochi attimi, splendidamente espressi in un momento perfetto. Tutto è collegato. Il caso siamo noi.

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