Il sapore del quarto posto

È stata la giornata del quarto posto per le azzurre della ginnastica artistica e per Stefanie Horn, che hanno sfiorato e accarezzato la medaglia, ma a fine serata sono andate a dormire senza poter mirare nulla sul comodino. Alle Fate sono mancati 458 millesimi di punto, a Stefanie Horn venti centesimi di secondo. Da un lato bastava arrestare un paio di salti in uscita dalla trave o dalle parallele, dall’altro sarebbe bastato non toccare quella maledetta porta 2 del tracciato. Eppure i bronzi mancati hanno un sapore diverso. Quelle dell’artistica è un quarto posto di prestigio, un piazzamento che l’Italia non raccoglieva in sede olimpica dal 1928. La medaglia non era attesa, ma le ginnaste guidate da Enrico Casella hanno lottato come leonesse, calpestando virtualmente in podio per tutta la seconda e la terza rotazione. Vanessa Ferrari ha fatto due esercizi su quattro, portando punti al volteggio e al corpo libero, dove lunedì prossimo si giocherà l’occasione della carriera.

Di sapore completamente diverso è invece il quarto posto di Stefanie Horn. La canoista ha toccato la porta numero due del percorso, quindi si è presa sul groppone la penalità all’alba della sua prova. Avrebbe potuto scoraggiarsi e invece ha sfoderato una prestazione da fuoriclasse, facendo meglio di tutte nel pezzo centrale del canale artificiale dentro il parco di Kasai. A conti fatti senza la penalità sarebbe stata sul podio, avendo segnato il secondo crono più veloce lungo il percorso. Meglio di lei ha fatto solo l’australiana Fox, che all’ultima porta ha dato l’impressione di aver saltato il passaggio tra le paline. Il Var ha certificato soltanto il tocco e non il salto, circostanza che ha mandato in tilt Stefanie, alla quale il quarto posto non è andato giù. Cinque anni era stata ottava, adesso ha migliorato di quattro posizioni, rimanendo a due decimi dal bronzo e a tre dall’argento.

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