Tokyo 2020. A Sara Errani bisogna solo dire Grazie (Luca Farinotti)

25 luglio 2021,

Luca Farinotti

Molti giornalisti, nelle scorse settimane, hanno mosso critiche legittime ai numerosi tennisti di tutti le nazioni che, preferendo preservarsi per i ricchi tornei estivi sul cemento americano, nonché chiaramente demotivati dalle rigide misure nipponiche anti covid, hanno rinunciato all’Olimpiade, accampando le scuse più fantasiose al fine di non rimetterci in termini di immagine. Manca però una parte molto importante alla narrazione di questa vicenda: in troppi, dopo aver sottolineato lo scarso attaccamento di questi atleti alla bandiera, si sono poi dimenticati di rimarcare l’abnegazione e l’entusiasmo di chi invece, seppur chiamata all’ultimo momento senza preavviso, è prontamente balzata su un aereo per volare a Tokyo e difendere i colori dell’Italia, infischiandosene dei programmi di allenamento (o recupero fisico), delle restrizioni nel villaggio olimpico, dell’assenza di pubblico, della mancanza di tempo per allinearsi fisiologicamente al fuso orario e, last but not least, di tutte le difficoltà connesse all’organizzazione di una trasferta all’ultimo minuto (si sa, la piccola polemica porta sempre qualche like in più mentre la notizia positiva, come da nostro malcostume, non fa… notizia). A Sarita Errani non solo non abbiamo nulla da rimproverare per la sconfitta con Anastasija Pavljucenkova: non è questo il punto. Dovremmo invece avere l’onestà intellettuale di tributare i dovuti onori a un’atleta che (nonostante i 34 anni, il suo palmarès e il prize money), al cospetto delle Olimpiadi, sia stata prontamente capace di dimenticare di essere la tennista azzurra più vincente di sempre e che, piangendo lacrime di gioia (sue e di tutto il suo entourage) per la sua quarta partecipazione ai Giochi, non abbia fatto altro che volare a Tokyo senza riserve, a rappresentare il Tricolore e a salvare la reputazione di un intero movimento, troppo spesso attento, prima di tutto, al conto in banca. Come già è accaduto in passato, una stampa talvolta disattenta nei confronti della sua carriera, ha troppo facilmente date per scontate la tenacia, la passione, l’esserci di Sara Errani, rientrata nel roster, ribadiamo, solo poche ore prima della cerimonia olimpica; ci sono atleti che hanno la possibilità di preparare questo evento per quattro anni. Il volto sofferente di Sara, nel match contro la russa, il suo rammarico, lo abbiamo visto tutti. Così come il suo braccio amaramente alzato al cielo dopo aver conquistato il suo unico game nel secondo set. Ci ha commosso. Per questo possiamo dire non che sia uscita a testa alta, molto di più: lei c’era. Come c’è sempre stata quando c’era un’italianità fatta di valori positivi da rappresentare in giro per il mondo. Per questo motivo, noi di Italia sul podio, invece di muovere critiche a chi non ha voluto esserci, preferiamo ringraziare chi c’era. A prescindere. Un semplice grazie, Sara.

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