Calcio: Andrea Pisanu, l’allenatore che vorrei… (Luca Farinotti)

25 luglio 2021, Luca Farinotti

Calcio: Andrea Pisanu, l’allenatore che vorrei…

Un bambino inebriato che corre dietro al pallone, il profumo di fango sulla maglietta, il sogno di un gol all’ultimo minuto, la folla che impazzisce: “Scusa Ameri, sono Ciotti, ti interrompo dal Sant’Elia perché il Cagliari è passato in vantaggio! Il tornante rossoblù ha depositato la sfera in gol dopo aver raccolto di petto un lungo traversone dalla destra. Leggermente defilato all’altezza del vertice sinistro dell’area piccola, ha poi insaccato di destro al volo anticipando l’uscita del portiere”. Il salotto di casa scoppiò di gioia. Era lo stadio in cui il piccolo Andrea faceva tutto: i giocatori, il pubblico, la radio, Novantesimo Minuto con la classifica e i collegamenti dai campi. Bellezza estatica. Dieci o undici anni dopo – credetemi, ero in tribuna quel giorno, giovane, bello e più juventino che mai – c’è Parma-Juve al Tardini. Il traversone dalla destra arriva per davvero. Taglia tutta l’area. Andrea Pisanu stoppa di petto. Buffon fa un passo in avanti per coprire lo specchio, o forse evitare un passaggio all’indietro verso il centro. È tutto troppo veloce. Il Pisa si coordina e, al volo, un po’ alla Michel Platini, scarica un fendente sul palo opposto. La rete si gonfia. Il Tardini di Parma – capirai, contro la squadra più odiata di sempre – esplode in una bolgia che il Maracanà, in confronto, è un ospizio. Il Pisa corre. Corre come un bambino che vuole ingoiare tutta la felicità che può, a bocca spalancata. Si strappa via di dosso la maglia. Arriva fin sotto la tribuna, dove i compagni lo placcano per abbracciarlo. È lì, sotto di me. Nemmeno il mio essere così spocchiosamente gobbo riesce a trattenermi. Mi alzo in piedi e, mi perdoni l’Avvocato, comincio a spellarmi le mani in un applauso tutto di pancia: che gol! Giù, in campo, arriva di corsa anche Castellini che riporta a Pisanu la maglia e gli sussurra nell’orecchio: rimettitela subito che così sembri grasso! –  Andrea, in realtà, non avrebbe potuto essere più asciutto e in linea. Ma si era spaccato, frantumato, distrutto mille volte. E allora era tutto imbottito di maglie della salute, scaldamuscoli, calze della nonna e altra roba. Sembrava l’omino Michelin. Quando decisi che era venuto il momento di darci un taglio con gli applausi, rimasi per un attimo ancora in piedi, a godermi quel momento di felicità vera, senza impalcature, che solo un bambino che ha giocato al calcio in un campetto parrocchiale al crepuscolo, senza la minima intenzione di tornare a casa per la cena, può conoscere. Estetica pura e semplice. Inutile nel mondo di oggi, se non motivata dal business (il calcio produce il 3% del PIL), anche se è proprio la bellezza dell’inutilità del calcio a far innamorare i bambini. E sarebbe questa inutilità a dare un vero senso alla vita – avendo come unico scopo l’emozione, mai il denaro – se non fossimo ciò che siamo diventati. Ma Andrea Pisanu, già da me ribattezzato “Colto Maltese” in un articolo su “Avvenire” di qualche mese fa, non ci sta. Da quella volta, da quel gol, l’ho rivisto tante volte piangere: quando ha dato l’addio al calcio, quando ha salvato lo Sliema. Quando ha visto un suo uomo buttare il cuore oltre l’ostacolo. Lacrime di gioia, si potrebbe dire. A me piace invece definirle solo lacrime: c’è una dignità nel saper lasciare che le emozioni si sciolgano fuori da noi che è sufficiente, di per sé, a determinare un uomo. Le lacrime non sono mai solo di gioia, o solo di dolore. Sono semplicemente lacrime: ovvero lo sgorgare del proprio cuore. Dentro, c’è quasi sempre tutto. C’è un nodo che si scioglie, un blocco che si sblocca, felicità, tristezza. C’è l’anima in forma liquida. E, dunque, in energia dinamica. Le lacrime sono il senso del divenire, del viaggio, della vita. Per questo motivo, il pensiero di Pisanu presenta una chiave di lettura dalla connotazione, se mai sia possibile, esoterica. Un codice universale per trascendere dal calcio allo spirituale e viceversa, come già ebbi modo di scrivere.  Dissi che Andrea Pisanu è un ricercatore umile di geometrie umane incorruttibili; è l’unico uomo di calcio che abbia mai conosciuto in possesso del coraggio invulnerabile di rimanere quel bambino che giocava in salotto. È l’unico uomo di calcio a credere che sia possibile coniugare la ricerca della felicità col mondo complesso dello sport professionistico. L’apice del suo pensiero è un’eresia sublime: il calcio può insegnarci il servizio al prossimo, la dedizione alla collettività per migliorare il mondo. “Ogni gesto che si compie non può cambiare il mondo intero, ma il piccolo spicchio che tu puoi controllare invece sì. Se un campo da calcio fosse il mondo, e ciascuno degli undici uomini pensasse il proprio spicchio in funzione degli altri dieci, tutti insieme potrebbero spostare le montagne”. Andrea, manager, oggi UEFA Pro, ha salvato lo Sliema Wanderers. Nel campionato successivo lo ha portato in testa alla classifica prima che il club, praticamente, fallisse. E non vi racconterà mai il suo amore per il gruppo, per i “suoi ragazzi” lasciati senza stipendio. Non leggerete mai della sua umanità “in stile Gattuso ai tempi del Pisa”. Leggerete invece, forse, del suo infinito amore per Marcelo Bielsa, l’hombre vertical. Ma oggi Andrea Pisanu, allenatore di calcio libero, “cervello in fuga” come si diceva qualche anno fa, è da considerarsi affrancato, a tutti gli effetti, anche dagli accostamenti al suo “maestro”. Pisanu è solo Pisanu. L’uomo che vorrei a vita alla guida della mia squadra, se fossi un presidente di calcio.

 

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